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Gli Immobili in Successione

Pubblicato il: 15/02/2017
da: Ing. Rolando Rosa

 

Quando si apre la successione

Al momento della morte si “apre la successione”. Con l’apertura della successione viene individuato il momento preciso a cui retroagiscono gli effetti della trasmissione dei diritti ereditari e il momento dal quale decorrono i termini prescritti per l’espletamento delle varie formalità previste dalla normativa vigente, tra le quali quelle di carattere fiscale.

Il luogo dove si apre la successione è quello dell’ultimo domicilio del defunto ed è rilevante ai fini dell’individuazione degli uffici competenti per gli adempimenti previsti dalla normativa vigente (ad esempio il Registro delle Successioni – dal quale devono risultare la dichiarazione di accettazione di eredità con beneficio di inventario e la dichiarazione di rinuncia di eredità –  conservato presso il Tribunale del luogo dove si apre la successione).

 

I tipi di successione

Esistono due tipi di successione:

  • la successione legittima (o intestata, cioè senza testamento);
  • la successione testamentaria (o testata, cioè con testamento).

La successione legittima si avrà soltanto nel caso in cui il defunto non abbia fatto un valido testamento o, pur avendo fatto testamento, non abbia disposto del suo intero patrimonio, ma solo su singoli determinati beni. In quest’ultimo caso la successione legittima si apre limitatamente alla parte di patrimonio non attribuita per testamento.

Il patrimonio del defunto viene devoluto ai parenti del defunto a partire da quelli a lui più vicini (figli e coniuge) e via via fino a quelli più lontani, sino al sesto grado di parentela. Nel caso in cui non vi siano parenti entro il sesto grado l’eredità si devolve a favore dello Stato.

Qui di seguito si indicano le quote che spettano ai beneficiari nei casi più comuni. È opportuno precisare che i fratelli e gli ascendenti possono diventare eredi soltanto se il defunto non aveva figli, quindi non sono possibili ipotesi di concorso tra i figli e i fratelli/ascendenti del defunto.

  •  Figli: in assenza di coniuge ai figli spetterà l’intero patrimonio diviso in parti uguali tra loro.
  • Coniuge: in assenza di figli, ascendenti e fratelli, al coniuge spetterà l’intero patrimonio.
  • Concorso tra figli e coniuge: nel caso di un solo figlio, allo stesso spetta la metà del patrimonio e al coniuge spetta la restante metà. Nel caso di più figli al coniuge spetta un terzo del patrimonio, ai figli spettano i restanti due terzi in parti uguali tra loro.
  • Fratelli: i fratelli del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso incui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi sia il coniuge, i fratelli e le sorelle succedono nell’intero patrimonio del defunto, in parti uguali tra loro (i fratelli unilaterali, peraltro conseguono la metà della quota che conseguono i germani).
  • Genitori: i genitori del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi siano né coniuge né fratelli, ai genitori, o all’unico genitore sopravvissuto, spetterà l’intero patrimonio.
  • Ascendenti: gli ascendenti del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi siano né coniuge, né fratelli, né genitori succedono per una metà gli ascendenti della linea paterna e per l’altra metà gli ascendenti della linea materna. Se gli ascendenti non sono di pari grado l’eredità è devoluta al più vicino senza distinzioni di linea.
  • Concorso tra genitori e fratelli: se con i genitori o con uno soltanto di essi concorrono fratelli e sorelle del defunto, tutti sono ammessi alla successione per capi (per cui l’eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all’eredità), purché in nessun caso la quota in cui succedono i genitori o uno di essi sia inferiore a metà.
  • Concorso tra ascendenti, fratelli e coniuge: al coniuge sono devoluti i due terzi del patrimonio se concorre con ascendenti legittimi e con fratelli e sorelle ovvero con gli uni e con gli altri. In quest’ultimo caso la parte residua (un terzo del patrimonio) è devoluta agli ascendenti e ai fratelli e sorelle per capi (per cui l’eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all’eredità) salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto del patrimonio.

La successione testamentaria si avrà quando esiste un valido testamento. Il testamento  è un atto unilaterale – e cioè solo di chi intende disporre dei propri beni – con il quale colui che lo redige esprime le proprie volontà su come attribuire il proprio patrimonio dopo la morte.

Nel caso in cui vi siano più testamenti, in linea generale, bisogna fare riferimento alle disposizioni contenute nel testamento cronologicamente più recente. Per evitare che si possano creare incertezze sulla volontà del testatore è opportuno che l’ultimo testamento revochi espressamente i precedenti. Se, tuttavia, ciò non avviene si avrà la revoca tacita di tutte le disposizioni del testamento precedente che risultino incompatibili con il testamento successivo.

Il nostro ordinamento prevede tre diverse tipologie di testamento ordinario:

  • il testamento pubblico, ovvero per atto di notaio;
  • il testamento olografo, ovvero per mano dello stesso testatore;
  • il testamento segreto, che è in parte un atto del testatore e in parte del notaio. Il testamento segreto può essere scritto oltre che dal testatore anche da terzi e anche con mezzi meccanici; la carta su cui sono riportate le disposizioni testamentarie o quella che le contiene deve essere sigillata e consegnata a un notaio, che provvede a scrivere sulle medesime o su un ulteriore involucro che le contenga, il verbale di ricevimento.

Tutti i testamenti, a prescindere dalla loro forma, hanno lo stesso valore: è pertanto sufficiente un testamento olografo per revocare un precedente testamento pubblico; il testamento fatto dal notaio ha di fatto lo stesso valore di un testamento olografo. La legge prevede anche tipologie di testamenti “speciali” che hanno però scarsa applicazione nella pratica (si tratta ad esempio del testamento in luogo di malattia contagiosa, calamità pubbliche o infortuni, del testamento a bordo di nave, a bordo di aeromobile, di testamento di militari e assimilati).

La legge non consente il testamento orale. Vale il principio per cui la volontà testamentaria non espressa nella forma di uno dei testamenti (ordinari e/o straordinari) disciplinati dalla legge non ha valore. Non valgono perciò come testamento, ad esempio, le dichiarazioni in letto di morte, le confessioni fatte a persona di fiducia, altro.

 

L’assunzione della qualità di erede

Chiamato all’eredità è colui che viene istituito come erede nel testamento (in caso di successione testata) ovvero colui che è ricompreso tra gli eredi secondo le norme di legge (in caso di successione legittima). Il chiamato all’eredità per divenire erede deve accettare l’eredità. L’eredità, pertanto, si acquista con l’accettazione. Il chiamato all’eredità, una volta compiuta l’accettazione, è considerato erede sin dal momento dell’apertura della successione. Detto in altre parole, l’accettazione dell’eredità ha un effetto retroattivo dal momento che nel nostro ordinamento vige il principio per cui non c’è soluzione di continuità tra la situazione giuridica del defunto e quella dei suoi eredi.

L’accettazione di eredità può essere espressa oppure tacita. L’accettazione espressa consiste nella dichiarazione in un atto scritto (atto pubblico o scrittura privata) di accettare l’eredità o di assumere il titolo di erede, compiuta dal chiamato all’eredità. L’accettazione tacita, la più ricorrente nella prassi, consiste nel compimento da parte del chiamato all’eredità di un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe potuto compiere se non in quanto erede. L’esempio più comune è la vendita di un bene ereditario: questo atto comporta l’accettazione tacita di eredità, in quanto presuppone necessariamente una volontà in tal senso. L’acquisto dell’eredità può avvenire, sempre tacitamente, per effetto del possesso dei beni ereditari: infatti, qualora entro tre mesi dall’apertura della successione il chiamato all’eredità, in possesso dei beni ereditari, non proceda all’inventario dell’eredità e alla successiva dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario, lo stesso è considerato, a tutti gli effetti di legge, erede puro e semplice con preclusione di rinuncia all’eredità.

A seguito dell’accettazione espressa o tacita il chiamato all’eredità diventerà erede puro e semplice, e cioè subentrerà – proporzionalmente alla sua quota ove vi siano altri eredi – con effetto dal momento in cui si è aperta la successione, nella posizione giuridica del defunto, e dovrà rispondere con il proprio patrimonio anche degli eventuali debiti ereditari. Ne consegue che se le passività sono di valore superiore a quello delle attività, l’erede subirà un pregiudizio patrimoniale, dovendo attingere dal proprio patrimonio personale le risorse per estinguere i debiti ereditari (eredità passiva). L’accettazione di eredità determina pertanto per l’erede la “confusione dei patrimoni”.

Per evitare l’effetto della confusione dei patrimoni, il chiamato all’eredità potrà, in alternativa:

  • rinunciare all’eredità, soluzione preferibile se si ha la ragionevole certezza che l’eredità sia passiva e salvi sempre gli effetti della rappresentazione;
  • accettare l’eredità con il beneficio di inventario, soluzione invece preferibile se non vi è una assoluta certezza che l’eredità sia passiva ma non si voglia neppure correre il rischio di incorrere nella confusione dei patrimoni.

 

L’ attribuzione di legato

Il legato è una disposizione testamentaria con la quale chi redige il testamento attribuisce a un soggetto un bene o un diritto determinato. Il beneficiario di un legato è detto legatario. Alcuni esempi di valida attribuzione di un legato:
“Lego a Mario Rossi la mia casa di Roma”
“Lego a Marco Bianchi la somma di 10.000,00 euro”
La differenza fondamentale tra legato e istituzione di erede riguarda il regime di responsabilità del beneficiario rispetto ai debiti del defunto: il legatario, infatti, al contrario dell’erede, non risponde dei debiti ereditari con il proprio patrimonio e i creditori del defunto potranno far valere le proprie ragioni solo nei limiti del valore del bene oggetto del legato.
Proprio la limitazione della responsabilità patrimoniale del legatario sta alla base della seconda differenza, questa volta di natura formale: il legato non necessita di essere espressamente accettato, producendo i suoi effetti immediatamente dopo la morte del testatore; il beneficiario potrà però sempre rinunciarvi. Al contrario l’eredità per essere acquisita deve essere accettata.
Si può ricorrere al legato anche per riconoscere a un congiunto. In questo caso si parla di legato in sostituzione di legittima. Al beneficiario è sempre riconosciuto il diritto di rinunciare al legato e chiedere la legittima, acquisendo la qualità di erede; se, invece, preferisce conseguire il legato, perde il diritto a chiedere un supplemento nel caso in cui il valore del legato sia inferiore a quello della legittima – salva diversa disposizione del testatore – e non acquista la qualità di erede.

 

La Quota di Eredità Legittima

Il nostro ordinamento riserva a determinati soggetti legittimari (coniuge, figli e ascendenti del defunto), una quota di eredità, legittima, della quale non possono essere privati per volontà del defunto, sia stata questa espressa in un testamento o eseguita in vita mediante donazioni.

Il testatore, pertanto, può liberamente disporre solo della quota che la legge non riserva a questi soggetti ovvero la quota disponibile.
Qui sotto le quote di legittima e le corrispondenti quote disponibili previste dalla legge:

  • Figli: in assenza di coniuge, se vi è un solo figlio, allo stesso è riservata la metà del patrimonio (quota disponibile = metà); in assenza di coniuge, se vi sono più figli, sono loro riservati i due terzi del patrimonio da dividersi in parti uguali (quota disponibile = un terzo).
  • Coniuge: in assenza di figli e ascendenti, al coniuge è riservata la metà del patrimonio (quota disponibile = metà).
  • Concorso tra figli e coniuge: nel caso di un solo un figlio, ad esso è riservato un terzo del patrimonio e al coniuge è pure riservato un terzo del patrimonio (quota disponibile = un terzo). Nel caso in cui ci siano più figli, al coniuge è riservato un quarto del patrimonio, ai figli è riservata la metà del patrimonio, in parti uguali tra loro (quota disponibile = un quarto).
  • Ascendenti: in assenza di figli e coniuge, agli ascendenti del defunto è riservato un terzo del patrimonio (quota disponibile = due terzi).
  • Concorso tra ascendenti e coniuge: in assenza di figli ma con coniuge e ascendenti, al coniuge è riservata la metà del ripatrimonio mentre agli ascendenti è riservato un quarto del patrimonio (quota disponibile = un quarto).
  • Diritto di abitazione e uso del coniuge: al coniuge, anche quando concorre con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e l’uso dei mobili che la corredano (diritti gravanti sulla quota disponibile).

È importante evidenziare che la quota di legittima non va calcolata sul valore del patrimonio del defunto al momento della morte, ma sul valore risultante dalla seguente operazione: valore del patrimonio – valore dei debiti del defunto + valore delle donazioni in vita (alla data di apertura della successione).

Se un legittimario viene privato, in tutto o in parte, della sua quota di legittima, per effetto di una disposizione testamentaria e/o di donazioni poste in essere in vita dal defunto, esso può far valere il proprio diritto all’ottenimento dell’intera quota di legittima mediante un’apposita azione giudiziaria: l’azione di riduzione, soggetta al termine di prescrizione di 10 anni.

L’azione di riduzione va proposta nei confronti dell’erede o del donatario che ha ricevuto beni in eccedenza. Se il donatario ha, nel frattempo, alienato a terzi gli immobili donati, e non ha altri beni nel proprio patrimonio sui quali il legittimario leso possa soddisfare le proprie ragioni, quest’ultimo potrà chiedere ai terzi acquirenti la restituzione del bene a suo tempo donato: questa è l’azione di restituzione. Il terzo acquirente può liberarsi dall’obbligo di restituire in natura le cose donate pagando l’equivalente in denaro.

Di queste problematiche si deve tener conto quando si acquista un immobile pervenuto al venditore per donazione o quando si richiede alla banca un mutuo, per finanziarne l’acquisto, che non viene concesso proprio perché sussistono i rischi sopra evidenziati.

L’azione di restituzione, in caso di immobili, può essere intrapresa dal legittimario leso solo se non sono decorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione. Lo stesso principio vale anche per le ipoteche e per ogni altro vincolo sull’immobile che il donatario abbia iscritto o trascritto sull’immobile donatogli. Se l’azione di riduzione è domandata dopo 20 anni dalla trascrizione della donazione, le ipoteche e i pesi restano efficaci, fermo restando, però, l’obbligo del donatario di compensare in denaro i legittimari in ragione del conseguente minor valore dei beni.

 

Le Imposte di Successione

In caso di successione gli eredi e/o i legatari devono pagare l’imposta di successione per i beni e i diritti a loro devoluti. Questa imposta colpisce le attribuzioni ai singoli eredi e/o legatari e si applica limitatamente al valore della quota o dei beni, detto di seguito base imponibile, eccedente la franchigia eventualmente spettante in base al rapporto di parentela che intercorre tra beneficiario e defunto.

 

Le franchigie
Se erede e/o legatario è il coniuge o un parente in linea retta del defunto, l’imposta di successione si applica solo sulla parte della base imponibile che supera la franchigia riconosciuta di 1.000.000,00 euro.
Se erede e/o legatario è il fratello o la sorella del defunto, l’imposta di successione si applica solo sulla parte della base imponibile che supera la franchigia riconosciuta di 100.000,00 euro.
Se erede e/o legatario è un soggetto portatore di handicap – riconosciuto grave a sensi della legge 5.2.1992 n. 104 – l’imposta di successione si applica solo sulla parte della base imponibile che supera la franchigia riconosciuta di 1.500.000,00 euro.

Le aliquote
L’importo dovuto a titolo di imposta di successione si ottiene applicando alla base imponibile, decurtata dell’eventuale franchigia, le seguenti aliquote, che variano a seconda del rapporto di parentela tra il defunto e l’erede e/o il legatario:

  • 4% sulla base imponibile decurtata della franchigia di 1.000.000,00 euro per ogni erede e/o legatario, se eredi e/o legatari sono il coniuge e i parenti in linea retta;
  • 6% sulla base imponibile decurtata della franchigia di 100.000,00 euro per ogni erede e/o legatario, se eredi e/o legatari sono i fratelli o le sorelle;
  • 6% se eredi e/o legatari sono i parenti entro il quarto grado, gli affini in linea retta e gli affini in linea collaterale entro il terzo grado;
  • 8% se eredi e/o legatari sono soggetti diversi da quelli di cui ai punti precedenti.

Se tra i beni della successione ci sono beni immobili si applicano due ulteriori imposte per le quali non valgono le franchigie sopra illustrate:

  • l’imposta di trascrizione, detta anche ipotecaria, nella misura del 2% del valore attribuito agli immobili o nella misura fissa di 200,00 euro se sussistono le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa;
  • l’imposta catastale nella misura dell’1%del valore attribuito agli immobili o nella misura fissa di 200,00 euro se sussistono le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa.

Soggetti passivi
L’imposta è dovuta dagli eredi e dai legatari. La parentela naturale, se il figlio non è stato legittimato o riconosciuto o non é riconoscibile, deve risultare da sentenza civile o penale, anche indirettamente, ovvero da dichiarazione scritta del genitore.
Sono esclusi dall’imposta di successione:

  • i trasferimenti di beni esistenti all’estero appartenenti a un soggetto defunto all’estero. In questo caso l’imposta si applica limitatamente ai trasferimenti di beni esistenti in Italia;
  • i trasferimenti a favore dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni;
  • i trasferimenti a favore di enti pubblici e di fondazioni o associazioni legalmente riconosciute che hanno come scopo esclusivo l’assistenza, lo studio, la ricerca scientifica, l’educazione, l’istruzione o altre finalità di pubblica utilità, nonché quelli a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) e delle fondazioni bancarie senza fini di lucro;
  • i trasferimenti a favore di enti pubblici e di fondazioni o associazioni legalmente riconosciute, diversi da quelli indicati al punto precedente, se disposti per le stesse finalità. In questo caso l’ente beneficiario deve dimostrare, entro cinque anni dall’accettazione dell’eredità o dall’acquisto del legato, di avere impiegato i beni o diritti ricevuti o la sommaricavata dalla loro alienazione per il conseguimento delle finalità indicate dal testatore;
  • i trasferimenti a favore di movimenti e partiti politici;
  • i trasferimenti di aziende familiari, individuali o collettive, a favore dei discendenti e del coniuge. In caso di quote sociali e azioni di società per azioni, di società in accomandita per azioni, di società a responsabilità limitata, di società cooperative, di società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato, il beneficio spetta limitatamente alle partecipazioni con le quali è acquisito o integrato il controllo, ossia se la partecipazione trasferita attribuisce o consente di acquisire la maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria. Per quanto riguarda le quote delle altre società (s.n.c., s.a.s.) non è richiesto che il beneficiario acquisisca o integri il controllo della società; l’agevolazione spetta quindi qualunque sia l’entità della partecipazione trasferita. Il beneficio si applica a condizione che:
    – i beneficiari proseguano l’esercizio dell’attività d’impresa per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data del trasferimento;
    – i beneficiari, in caso di trasferimento di quote sociali e azioni di società per azioni, di società in accomandita per azioni, di società a responsabilità limitata, di società cooperative, di società di mutua assicurazione, detengano il controllo per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data del trasferimento.

Se le aziende familiari ricomprendono immobili, è prevista l’esenzione anche dall’imposta di trascrizione e dall’imposta catastale.

La base imponibile
La base imponibile cui applicare le aliquote sopra indicate, ai fini del calcolo dell’imposta di successione, è costituita dalla differenza tra il valore complessivo dei beni e dei diritti che compongono l’attivo ereditario – alla data dell’apertura della successione – e l’ammontare complessivo delle passività ereditarie deducibili e degli oneri. Il valore dell’eredità o delle quote ereditarie è determinato al netto dei legati e degli altri oneri che le gravano; quello dei legati al netto degli oneri da cui sono gravati.

Determinazione del valore dei beni immobili ereditari
La base imponibile, per i beni immobili compresi nell’attivo ereditario, è determinata assumendo il valore in comune commercio, ossia il valore di mercato, alla data di apertura della successione. Questo valore può essere soggetto a rettifica da parte dell’Ufficio del Registro, salvo che si tratti di immobili iscritti in catasto con attribuzione di rendita per i quali il valore dichiarato, ai fini dell’imposta di successione, non sia inferiore al valore catastale. Quest’ultima disposizione non si applica ai terreni a destinazione edificatoria. Il valore catastale si ottiene applicando alle rendite dei moltiplicatori, aggiornati periodicamente, in funzione della categoria catastale.

Dichiarazione di successione
La dichiarazione di successione deve essere presentata all’Ufficio del Registro, nella circoscrizione dell’ultima residenza del defunto, che ne rilascia ricevuta.
Alla dichiarazione di successione devono essere allegati:

  • il certificato di morte;
  • il certificato di stato di famiglia del defunto e quelli degli eredi e legatari che sono in rapporto di parentela o affinità con lui, nonché i documenti di prova della parentela naturale. Questi documenti possono essere sostituiti da apposite dichiarazioni sostitutive di notorietà;
  • la copia autentica degli atti di ultima volontà dai quali è regolata la successione;
  • la copia autentica dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata dai quali risulta l’eventuale accordo delle parti per l’integrazione dei diritti di legittima lesi;
  • gli estratti catastali relativi agli immobili;
  • la copia autentica dell’ultimo bilancio o inventario delle società le cui azioni e/o quote sono cadute in successione;
  • la copia autentica degli altri inventari formati in ottemperanza a disposizioni di legge;
  • i documenti di prova delle passività e degli oneri deducibili nonché delle riduzioni e detrazioni;
  • il prospetto di liquidazione dell’imposta ipotecaria e catastale, di bollo, delle tasse ipotecarie. L’attestato o la quietanza di versamento di queste imposte o tasse deve essere conservato dagli eredi e dai legatari sino alla scadenza del termine per la rettifica.

Sono obbligati a presentare la dichiarazione i chiamati all’eredità e i legatari, o i loro rappresentanti legali, i curatori delle eredità giacenti e gli esecutori testamentari. Se più soggetti sono obbligati alla stessa dichiarazione questa può essere presentata da uno solo di essi.

Liquidazione delle imposte di trascrizione e catastale

Se nella dichiarazione di successione e/o nella dichiarazione sostitutiva o integrativa, sono indicati beni immobili, i beneficiari devono provvedere, nei termini prescritti per la presentazione della dichiarazione di successione, e quindi entro 1 anno dalla data di apertura della stessa, alla liquidazione e al versamento:

  • dell’imposta di trascrizione, o ipotecaria, nella misura del 2% del valore attribuito agli immobili, ovvero nella misura fissa di 200,00 euro se sussistono le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa;
  • dell’imposta catastale nella misura dell’1% del valore attribuito agli immobili, ovvero nella misura fissa di 200,00 euro se sussistono le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa.

Agevolazioni prima casa
L’imposta di trascrizione e l’imposta catastale sono applicate nella misura fissa di 200,00 euro per i trasferimenti di abitazioni non di lusso, derivanti da successioni, quando sussistano i requisiti e le condizioni previste in materia di acquisto della prima abitazione dalla normativa in materia di imposta di registro.

È sufficiente che almeno uno dei beneficiari possegga i requisiti per ottenere le agevolazioni prima casa per estendere la riduzione d’imposta a tutti gli altri eredi.

In particolare per poter usufruire delle agevolazioni prima casa il fabbricato non deve essere accatastato nelle categorie A/1, A/8 e A/9, e il beneficiario deve dichiarare:

  • di avere la propria residenza nel comune dove è ubicato l’immobile caduto in successione, o di voler stabilire la propria residenza in questo comune entro 18 mesi dalla data di apertura della successione, o di svolgere la propria attività in questo comune. Le agevolazioni sono estese anche a cittadini italiani che risiedono all’estero che acquisiscono, per successione, l’immobile come prima casa sul territorio italiano o di cittadini italiani che lavorano all’estero per immobili siti nel luogo dove ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipendono;
  • di non essere titolare esclusivo – né in comunione col proprio coniuge – dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altro immobile nel territorio del comune dove è ubicato quello caduto in successione;
  • di non essere titolare, neppure per quote, e neppure in regime di comunione legale dei beni col proprio coniuge, su tutto il territorio nazionale, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra abitazione acquistata con le agevolazioni prima casa.

La dichiarazione è resa dall’interessato nella dichiarazione di successione. Va segnalato che l’applicazione dell’imposta ipotecaria e catastale in misura fissa per i trasferimenti derivanti da successione, ricorrendo i presupposti per le agevolazioni prima casa, non “preclude la possibilità in sede di successivo acquisto a titolo oneroso di altra ‘casa di abitazione non di lusso’ di fruire dei benefici prima casa, per la diversità dei presupposti che legittimano l’acquisto del bene in regime agevolato”.