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Contratto di Mantenimento

Contratto di Mantenimento

Il Contratto di Mantenimento.

Continuiamo la serie di articoli dedicati agli “Strumenti Patrimoniali” legati agli “Immobili” a cui è possibile ricorrere quando si è “anziani” e si abbia l’esigenza di assicurarsi una vecchiaia dignitosa e serena.

Nello scorso articolo avevamo analizzato il contratto di “Rendita Vitalizia”, ossia il contratto con il quale un soggetto (vitaliziante) si obbliga a corrispondere periodicamente (es. rata mensile, trimestrale, annuale) a un altro soggetto (vitaliziato) una somma di denaro (o una certa quantità di altre cose fungibili), per tutta la durata della vita.

Spesso però gli anziani hanno bisogno di ricevere prestazioni variamente combinate di “dare” e di “fare”, dall’assistenza materiale a quella morale, vita natural durante. In questo caso lo strumento negoziale da utilizzare è il “Contratto di Mantenimento”.

Con il “Contratto di Mantenimento” una parte (vitaliziante) si obbliga, in corrispettivo del trasferimento di un bene (es. la casa d’abitazione) o della cessione di un capitale, a prestare all’altra parte (vitaliziato) assistenza materiale e/o morale, vita natural durante.

Questo contratto, pur non essendo espressamente previsto e disciplinato dal codice civile, trova larga diffusione pratica in quanto utile a soddisfare reali e specifiche esigenze delle parti e in particolare del destinatario della prestazione assistenziale, spesso persona anziana e non più autosufficiente.

Come la “Rendita Vitalizia” anche il “Contratto di Mantenimento” è un contratto “aleatorio”, anzi doppiamente aleatorio, essendo incerta non solo la durata della vita del vitaliziato, ma anche l’entità delle prestazioni a suo favore, suscettibili di modificarsi nel tempo in ragione di fattori molteplici e non predeterminabili (quali le condizioni di salute del beneficiario, l’invecchiamento e altro).

Come la “Rendita Vitalizia” anche il “Contratto di Mantenimento” è nullo se privo di alea, ossia se il vitaliziato ha una breve aspettativa di vita, così come se il valore del bene ceduto dal vitaliziato ha un valore sproporzionato rispetto alle presunte prestazioni del vitaliziante.

Nel “Contratto di Mantenimento” è necessario che non vi sia una originaria sproporzione tra le prestazioni, onde evitare che ne sia fatto un uso distorto. È un contratto molto duttile che consente di soddisfare le più svariate esigenze delle parti, fondato su un particolare rapporto di fiducia con il vitaliziante, tenuto oltre che a una serie di obblighi di “dare” (es. prestazioni di carattere alimentare), soprattutto a obblighi di “fare”, tra i quali, l’assistenza, la pulizia, la compagnia.

Spesso la prestazione del vitaliziante è caratterizzata da una prevalenza di obbligazioni di fare infungibili, dove la persona obbligata assume una speciale rilevanza. Tali obbligazioni, come precisato, hanno sovente come contenuto prestazioni di carattere accentuatamente “spirituale” e, in ragione di ciò, eseguibili unicamente da un vitaliziante specificamente individuato per le sue proprie qualità.

Contratto di mantenimento con prestazioni di assistenza parzialmente a favore di terzo.

Accade di frequente che il vitaliziato, unico proprietario del bene, intenda avvantaggiare delle prestazioni di assistenza e mantenimento, oltre che se stesso anche un’altra persona (chiamata “terzo”) a lui legata da vincoli di coniugio, affinità, parentela, amicizia. È il caso di due coniugi o conviventi anziani, dei quali uno solo è proprietario della casa d’abitazione, che vogliono garantirsi entrambi una vecchiaia dignitosa. Il “terzo” acquista il diritto alle prestazioni di mantenimento per effetto della stipulazione. Pur non essendo necessario che intervenga all’atto, è preferibile che vi partecipi manifestando il suo consenso, al fine di rendere “certo” il contratto. Ciò rientra tra le liberalità indirette, non è quindi soggetto alle formalità della donazione (atto pubblico e testimoni).

Contratto di mantenimento a favore di terzo.

Si ha quando il vitaliziante, pur obbligandosi alle prestazioni di assistenza e mantenimento nei confronti del vitaliziato, designi un altro soggetto (terzo) quale beneficiario del bene ricevuto in corrispettivo dal vitaliziato. Può anche accadere che il vitaliziante, non potendo per i motivi più svariati prendersi cura di una persona, deleghi altro soggetto a provvedere a detta cura e assistenza trasferendogli, in corrispettivo, beni o diritti.

L’inadempimento del vitaliziante.

Per cautelarsi da un eventuale inadempimento del vitaliziante è importante prevedere la risoluzione del contratto inserendo apposita e specifica clausola o condizione risolutiva di inadempimento o condizione sospensiva di adempimento.

In mancanza, se il vitaliziante non adempie gli obblighi assunti, qualsiasi sia la causa, il vitaliziato può rivolgersi al giudice per ottenere la risoluzione del contratto. La risoluzione comporta la restituzione del bene al vitaliziato. Il giudice potrebbe stabilire un compenso a favore del vitaliziante per le prestazioni da lui eseguite.

La risoluzione, anche se è stata espressamente pattuita, non pregiudica i diritti acquistati dai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di risoluzione.

Trasmissione degli obblighi assunti dal vitaliziante agli eredi o agli aventi causa.

Trattandosi di un contratto atipico con ampia varietà di scelta, le parti del contratto potranno concordemente stabilire che gli obblighi assunti dal vitaliziante si trasmettono ai suoi eredi o legatari o aventi causa. In questo caso andrà precisato con chiarezza nel contratto se gli obblighi assunti potranno essere adempiuti tramite terze persone.

Analogamente è possibile prevedere la facoltà di liberarsi dalle obbligazioni assunte dal vitaliziante, mediante l’esecuzione di una diversa prestazione. Va evidenziato come non può essere imposto agli eredi o legatari o aventi causa del vitaliziante l’obbligo di coabitazione con il vitaliziato.

Un “Caso Particolare”.

Un caso non infrequente è quello di una madre anziana vedova con figlio non autosufficiente a carico. In questo caso, individuata la struttura assistenziale di fiducia, è possibile stipulare un “Contratto di Mantenimento” con cui, a fronte del trasferimento della proprietà dell’immobile da parte della madre, unica proprietaria, l’Istituto Assistenziale prescelto costituisce a favore della stessa madre e del figlio non autosufficiente il diritto vitalizio ad esigere prestazioni assistenziali continuative di vitto, alloggio, trasporto, assistenza sanitaria. Il contratto è in parte a favore di terzo in quanto la madre, nella sua qualità di stipulante, ottiene che l’Istituto Assistenziale, quale promittente, si obblighi ad eseguire le prestazioni anche a favore del figlio, terzo beneficiario. La rendita vitalizia a favore di terzo è espressamente prevista dall’art. 1875 c.c.; si tratta di una liberalità indiretta per la quale come detto non è richiesta la forma solenne della donazione.

Per garantire l’effettività dell’adempimento delle prestazioni a cui è obbligato l’Istituto Assistenziale è possibile costituire un vincolo di destinazione sull’immobile a garanzia delle prestazioni a cui hanno diritto la madre e il figlio, in maniera che la destinazione dell’immobile, con la trascrizione del vincolo, diventi opponibile ai terzi e che possa agire per l’attuazione del vincolo chiunque ne abbia interesse.

Nel caso in esame non sembrano esservi dubbi sull’ammissibilità di un vincolo di destinazione costituito a favore di più persone congiuntamente, destinato ad estinguersi alla morte del più longevo dei beneficiari; infatti, sia l’applicazione analogica della normativa sul divieto di usufrutto successivo, sia la ratio legis non contrastano con tale possibilità.

Il vincolo di destinazione.

Nel panorama normativo italiano si trova da alcuni anni un nuovo “istituto” che può avere un’applicazione interessante al Contratto di Mantenimento. Mi riferisco al vincolo di destinazione disciplinato dall’art. 2645-ter c.c. in base al quale è possibile trascrivere vincoli di destinazione apposti su beni immobili o beni mobili registrati diretti a soddisfare esigenze meritevoli di tutela. La norma indica alcune ipotesi di esigenze meritevoli di tutela: vincoli a favore di persone disabili, di pubbliche amministrazioni e rinvia ad altre ipotesi meritevoli di tutela, individuate dall’autonomia privata, facendo riferimento all’art. 1322 c.c.

La trascrizione del vincolo comporta la costituzione di un patrimonio di destinazione per cui il bene vincolato risponde esclusivamente delle obbligazioni contratte per l’attuazione del vincolo mentre è insensibile alle altre obbligazioni del proprietario del bene. Il vincolo determina, quindi, un effetto di segregazione patrimoniale, cioè di separazione del bene vincolato dal restante patrimonio del debitore ed una relativa impignorabilità del bene, che diviene la garanzia specifica unicamente dei debiti contratti per l’attuazione del vincolo.

Il vincolo può avere una durata massima di 90 anni oppure la vita della persona beneficiaria. Poichè il vincolo di destinazione costituisce una rilevante limitazione alle facoltà del proprietario del bene, alla sua commercializzazione ed alla sua funzione di garanzia, il termine massimo del vincolo serve ad impedire che le limitazioni del diritto di proprietà siano permanenti o, comunque, tali da svuotarne il contenuto.

Per tutta la durata del vincolo opera il meccanismo di segregazione patrimoniale sopra descritto, indipendentemente da eventuali cambi di proprietà del bene (per alienazione o per successione) e per l’attuazione del vincolo può agire chiunque vi abbia interesse.

Il beneficiario del vincolo ha una sorta di garanzia reale relativamente all’adempimento delle obbligazioni, nel senso che, risultando dai registri immobiliari il contenuto del vincolo, questo può essere fatto valere non solo nei confronti dell’obbligato e dei suoi eredi, secondo i  principi generali delle obbligazioni, ma anche nei confronti dei terzi aventi causa dall’obbligato o creditori dello stesso.

BENE!

Per oggi ci fermiamo. Nei prossimi articoli tratteremo altri importanti “Strumenti Patrimoniali” legati agli “Immobili” di cui potrete avvalervi. Continuate a seguirci!

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