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Il Terremoto e i Danni sugli Edifici in Cemento Armato – 2ª Parte

Il Terremoto e i Danni sugli Edifici in Cemento Armato – 2ª Parte

Gli Effetti del Sisma sulle Costruzioni in Cemento Armato. Crollo e Danneggiamento delle Strutture Non Portanti.

Dopo aver visto nell’articolo “Il Terremoto e i danni sugli edifici in Cemento armato – 1ª Parte”  gli effetti che un terremoto può provocare in una struttura in cemento armato, vediamo oggi i danni sulle parti non strutturali dei nostri fabbricati.

Come abbiamo già visto la funzione portante viene assolta da un “telaio” di  travi e pilastri, da quello che viene detto lo “scheletro” del nostro fabbricato. Quando si verifica un evento sismico l’accelerazione del terreno, che “scuote” l’edificio e lo fa oscillare, produce una deformazione del nostro “scheletro”, ed è  proprio questa che “spacca” e “scolla”  le tamponature esterne, i tramezzi, i pavimenti e tutto quello che è “appiccicato”, per così dire, alla nostra struttura.

I muri esterni che chiudono i “telai”, costituenti l’involucro del nostro edificio, i tramezzi, che dividono lo spazio interno, e i pavimenti incollati sui solai, essendo di gran lunga molto più “rigidi”, non riescono a seguire la struttura nella sua deformazione e allora si “rompono” e si “staccano”.

Posiamo vedere nell’immagine sottostante come la tamponatura esterna si sia scollata dal telaio di travi e pilastri a cui era cementata e si sia ribaltata, crollando. Nella stessa immagine possiamo anche vedere come il tramezzo interno della camera si sia danneggiato con le classiche lesioni a “X” ( vi ricordate l’articolo sui danni delle murature?).

Nell’immagine seguente potete vedere un altro danno “classico” causato dal terremoto. Si tratta del crollo di porzione del soffitto: l’intonaco, parte dei laterizi del solaio, del cemento di “copriferro” dei travetti. Quello che in gergo tecnico viene definito lo ” del solaio.

Vediamo ancora un altra immagine.

La tamponatura esterna di un edificio in cemento armato è per la stragrande maggioranza dei casi formata da un muro cosiddetto a “cassetta”. Un muro cioè costituito in realtà da due muri, “staccati” tra loro, uno interno e uno esterno, dove ( ma solo in epoca recente, a seguito della legislazione sul risparmio energetico) viene inserito, nella camera d’aria tra le due fodere murarie che si viene a formare, un materiale di coibentazione termica.

Nell’edificio sottostante possiamo vedere come la scossa sismica abbia provocato in alcune parti il solo crollo della fodera esterna del nostro muro a cassetta.

Anche se le strutture del nostro edificio in cemento armato non hanno subito danni o danni gravi, le parti non strutturali possono invece lesionarsi e crollare, costituendo un grave pericolo per gli occupanti. Proprio per questo motivo è necessario, quando si costruisce in zona sismica, preoccuparsi, non solo delle strutture, ma anche delle parti non strutturali, adottando una serie di accorgimenti tecnici in grado di ridurre al minimo questi inconvenienti, che sono estremamente pericolosi per l’incolumità delle persone.

BENE! Non voglio stancarvi oltre. Per oggi ci fermiamo.

Nei prossimi articoli cominceremo a vedere quali sono gli interventi di riparazione da adottare per “migliorare” o “adeguare” i nostri edifici da un punto di vista “sismico”.

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