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La Diagnosi dell’Umidità

La Diagnosi dell’Umidità

Nello scorso articolo “Umidità Meteorica” avevamo visto come l’acqua, a causa delle precipitazioni piovose, potesse penetrare all’interno delle strutture degli edifici e addirittura in qualche caso all’interno degli ambienti abitati. Avevamo anche visto “l’Umidità di Costruzione” che si verifica nella struttura durante e immediatamente dopo i lavori di costruzione o ristrutturazione, per presenza di acqua nella preparazione a umido dei materiali edili. Affrontiamo oggi un aspetto “cruciale” e cioè la “Diagnosi dell’Umidità”.

 La Ricognizione Visiva.

Non sempre è facile comprendere quali siano le cause dell’umidità. Per una corretta diagnosi è necessario rifarsi all’impiego di varie tecniche diagnostiche, ricorrendo anche ad indagini strumentali, sondaggi e monitoraggi.

La ricerca storica può dare utili indicazioni. Per esempio, la comparsa dei fenomeni di umidità può essere messa in relazione a specifici interventi sull’edificio o nel suo intorno, oppure se ne può dimostrare la presenza fin dalle origini dell’edificio.

Può essere utile effettuare, in fase di ricognizione diagnostica preliminare, una prima mappatura tematica, che illustri la presenza di acqua nelle strutture, basata sull’osservazione visiva.

Piuttosto importante è acquisire e confrontare dati relativi all’Edificio e al Sito:

  •  materiali e tecniche costruttive, destinazione d’uso e modalità di fruizione del bene, presenza di impianti di riscaldamento e/o condizionamento, condizioni di manutenzione, ecc.;
  •  caratteristiche geografiche, orografiche e idrogeologiche, esposizione, vegetazione, manutenzione delle opere della rete di distribuzione e di quella fognaria, edifici circostanti e fenomeni rilevabili.

Bisogna poi passare all’identificazione dei fenomeni visibili di alterazione e degrado:

  •  presenza di acqua di condensa sulle superfici;
  •  variazioni dimensionali con conseguenti deformazioni e fessurazioni di elementi edilizi (pavimenti, infissi, ecc.), macchie e aloni, efflorescenze, scagliature, erosioni e disgregazioni dei materiali, rigonfiamenti, distacchi e disgregazioni degli intonaci, degrado biologico.

Tutte queste patologie sono riconducibili a meccanismi di degrado fisico-meccanico e chimico-biologico, spesso non facilmente distinguibili.

Fenomeni di tipo disgregativo accompagnano il deterioramento delle superfici in seguito a fenomeni di gelo e disgelo o di cristallizzazione dei sali. Rigonfiamenti e distacchi della superficie intonacata possono essere attribuiti anche alle sovrappressioni del vapore al di sotto della finitura superficiale che, per insufficienti caratteristiche di traspirabilità e permeabilità, ne ostacola la fuoriuscita.

La comparsa di aloni e macchie isolate può essere dovuta ad infiltrazioni d’acqua piovana, ma può anche essere ricondotta a fenomeni di condensa o alla presenza di Sali igroscopici. L’umidità, in concorso con altri composti di natura chimica o organica presenti nelle murature, nell’atmosfera o nel sottosuolo, conduce anch’essa alla formazione di macchie o di efflorescenze.

Queste patologie, se presenti alla base dei muri per altezze variabili da qualche decina di centimetri fino oltre il metro, possono essere causate dall’umidità ascendente o di risalita capillare, che può essere alimentata sia dall’acqua dispersa accidentalmente nel terreno che da quella della falda freatica.

Nel primo caso si tratta di perdite di fognature, acquedotti, pozzi, acqua piovana raccolta in modo inadeguato, che provocano imbibizioni del terreno a contatto con le murature di fondazione. Di solito si localizzano in una parte specifica (ad esempio su un solo lato) o in un gruppo di edifici vicini, nei quali siano state impiegate le stesse tecnologie costruttive e i medesimi materiali. In casi del genere bisogna effettuare delle indagini specifiche, effettuando degli scavi intorno al perimetro della muratura umida, controllando i pozzi, le cisterne e le fognature vicine in modo da rilevarne eventuali perdite, e verificando che le acque meteoriche siano convogliate in modo opportuno.

Nel secondo caso, l’acqua della falda che risale per capillarità interesserà l’edificio in tutta la sua estensione con perfetta uniformità. L’altezza di risalita è pressoché uniforme in tutto lo spessore del muro e i valori più elevati si rileveranno nell’esposizione N-NE e nei muri interni, meno ventilati rispetto a quelli perimetrali. L’altezza di risalita presenta oscillazioni trascurabili, dovute in generale a variazioni cicliche stagionali, del livello della falda.

La Diagnosi Strumentale.

La diagnosi strumentale dei problemi di umidità può avere come obiettivo la caratterizzazione termica e igrometrica delle strutture e dell’ambiente o lo studio dei meccanismi di degrado di tipo biologico e fisico-chimico.

Si possono utilizzare metodi di misura di tipo indiretti, che permettono di conoscere con buona approssimazione il contenuto d’umidità di materiali e strutture in relazione alle variazioni subite dalle proprietà elettriche e elettromagnetiche.

Queste vengono espresse dalla resistenza elettrica (metodo conduttimetrico), dalla capacità elettrica (metodo capacitivo), dall’assorbimento delle onde elettromagnetiche (metodo a microonde) e dalle proprietà termiche (termografia e metodo termico). Tutti questi metodi di misura non sono dannosi per la struttura.

Gli strumenti a capacità elettrica sono influenzabili dalla presenza di Sali solubili e pertanto consentono una prima identificazione, solo di natura qualitativa, delle parti umide. In maniera analoga, l’indagine termografica consente solo una differenziazione tra zone fredde e umide della parete.

Esistono poi metodi di misura di tipo diretto, quali il metodo ponderale e quello al carburo di calcio che permettono di determinare con maggiore precisione il contenuto d’acqua presente all’interno delle strutture e dei materiali.

Attraverso tecniche d’indagine puntuali e reiterate misurazioni, è possibile ricostruire l’andamento sul piano murario delle masse d’acqua presenti all’interno delle murature, graficizzandole attraverso la costruzione delle isometriche sugli elaborati di rilievo. La rappresentazione della distribuzione dell’acqua sul piano della sezione muraria, può essere realizzata tramite l’elaborazione di appositi diagrammi diagnostici.

Una precisione maggiore è possibile ottenerla tramite prove di laboratorio, utilizzando, previo campionamento, metodi nucleari (attenuazione dei raggi gamma, radiografia neutronica NR, metodo della risonanza magnetica nucleare NMR) e misure spettrofotometriche.

Ai fini della diagnosi dell’umidità si procede alla caratterizzazione dell’ambiente interno ed esterno, attraverso la misurazione dei parametri termo-igrometrici con strumenti comuni quali barometri, psicrometri, igrometri, termometri a contatto o non, termoigrometri, o tramite opportuni monitoraggi microclimatici. Questi ultimi si avvalgono di sistemi elettronici di acquisizione automatica, registrazione e controllo dei dati.

Infine, si può analizzare il percorso dell’acqua nelle strutture utilizzando le interazioni dei componenti edilizi con l’ambiente interno ed esterno, dal punto di vista delle trasformazioni termodinamiche subite dal sistema ambiente-manufatto.

È possibile ricorrere a:

  • monitoraggio ambientale;
  • indagini microclimatiche e termografiche.

E ciò al fine di evidenziare le situazioni a rischio per la conservazione delle strutture, a causa degli scambi termoigrometrici che avvengono fra aria-ambiente, l’aria esterna e il manufatto.

L’indagine microclimatica consiste nella misurazione con continuità nello spazio e nel tempo dei parametri microclimatici. Essa presuppone l’elaborazione di un progetto apposito in cui sono indicati vari parametri tra cui la localizzazione, nell’edificio oggetto d’indagine, di punti di misura fissi a cui possono essere aggiunte ulteriori misure spot di T e UR dell’aria effettuate in altre zone.

L’indagine microclimatica può essere poi integrata da un rilievo termografico basato sulle proprietà fisiche della luce che, attraversando corpi a temperature diverse, distribuisce i colori dello spettro in maniera differente. Si definisce una scala cromatica di riferimento che relaziona i colori e le temperature consentendo così una rapida lettura e interpretazione dei risultati.

Questo metodo, tramite l’individuazione di zone termicamente omogenee, caratterizzate da diversi valori del flusso evaporativo, dà informazioni qualitative sull’origine dell’umidità.

BENE!

Per oggi ci fermiamo. Nel prossimo articolo tratteremo altri importanti temi riguardanti gli “Immobili”. Continuate a seguirci!

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